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FAScinA 2020_Le sperimentali: tra cinema, videoarte e nuovi media

Irit Batsry, filmworks

di Sandra Lischi

Abstract:

Il percorso di Irit Batsry (1957) è caratterizzato da un costante movimento fra luoghi, attività, tematiche e modalità di sperimentazione con l’immagine elettronica ma anche al confine con la fotografia e con il cinema, indagato in molteplici aspetti, fino alla matericità della pellicola usata e trattata in vari modi.

Batsry, nata in Israele e basata a NY e a Lisbona, è un’artista che viaggia incessantemente fra paesi, arti e sperimentazioni, innanzitutto nell’ambito della videoarte. Rivela nella sua opera monocanale un’attenzione alle questioni dello sguardo e dell’identità, un dialogo con il cinema e con riflessioni letterarie sulla visione, un uso di forme poetiche. Dalle sue opere ha anche tratto grandi fotografie esposte in gallerie d’arte. Nelle installazioni spesso materiali poveri (carta, riso) accompagnano l’immagine elettronica; nelle ultime opere il found footage diventa materiale plastico, e la pellicola viene lavorata come un ricamo o inserita in pannelli trasparenti, in dialogo con la luce naturale o artificiale; o è disposta su tele, in quadri scanditi dai fotogrammi, o in evocazioni architettoniche. L’attenzione alle mani, al gesto, al fabbricare, è frequente anche nella sua opera più importante, These are not my images, del 2000, con riferimenti espliciti al rapporto fra gesto quotidiano e costruzione del film. Sperimentazione attenta quindi all’identità (costantemente interrogata) e alla mutevolezza e ambiguità delle immagini, anche nelle questioni etiche che (ci) pongono; creazione di effetti elettronici di grande suggestione e senso ma anche matericità e plasmabilità della pellicola, in vari modi ricreata ed esposta.

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