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FAScinA 2020_Le sperimentali: tra cinema, videoarte e nuovi media

Il corpo femminile e il dare alla luce: Kirsa Nicholina (Gunvor Nelson, 1969)

di Deborah Toschi

Abstract:

Tra la fine degli anni ‘50 e gli anni ’70 una serie di processi come un diverso approccio al corpo e alla sessualità, la medicalizzazione del parto e l’utilizzo di nuove tecnolgie mediche della visione imprimono una radicale svolta alla rappresentazione della nascita. Tale rappresentazione si sottrae agli angusti confini del contesto medico per muovere verso una circolazione più ampia che interseca e promuove un ampio dibattito sul corpo femminile, sulla riproduzione, sull’aborto, ecc. Il corpo nel suo divenire materno, già fuori campo nel cinema classico, è nuovamente estromesso e negato, ricordiamo l’iconico “scatto” del feto interstellare di Lennart Nilsson che ritrae un embione umano di 18 settimane sulla copertina di “Life” nel 1965. 

L’intervento indaga se e come le registe nel cinema indipendente hanno saputo costruire forme di rappresentazione della nascita alternative, come hanno rappresentato il corpo e convocato l’identità femminile, e attraverso quali linguaggi, concentrando l’analisi su alcune pellicole (Possibili studi di caso: L’opéra mouffle, Agnes Varda, 1958; Kirsa Nicholina, Gunvor Nelson 1969; Joyce at 34, Joyce Chopra, 1972; Misconception, Marjorie Keller, 1977 etc).

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